Intervista a Fabio Gravina

A cura di Lucia Aldinucci

Regista, attore e commediografo, Fabio Gravina ha fatto del teatro il suo ideale di vita con l’obiettivo di trasmettere al pubblico, ogni sera, il messaggio dell'arte, quella "vera" che non conosce limiti spazio-temporali e che, proprio per questo, è capace di coinvolgere ed emozionare lo spettatore.

Nato a Roma il 24 settembre 1965, coltiva fin da bambino la sua passione per il teatro, sia come spettatore, andando regolarmente ad assistere ai più vari spettacoli di prosa, sia come attore dilettante – recitava in famiglia e spesso a scuola, poi con una compagnia toscana – e successivamente facendo della sua passione una professione All’età di trent’anni inizia a specializzarsi nel teatro napoletano e a rappresentare le opere di Eduardo e Peppino De Filippo, Eduardo e Vincenzo Scarpetta, Armando Curcio, Samy Fayad, girando con la sua compagnia in piccoli teatri di circuito di Roma e Lazio.

Nel 1996 Fonda La Compagnia Teatrale Umoristica Quartaparete (il termine Umoristica vuole essere un omaggio ai tre fratelli De Filippo) e, dopo aver diretto artisticamente alcuni Teatri della capitale nel 1998, apre il Teatro Prati nel cuore dell'omonimo quartiere. In soli 5 anni di attività il teatro registra oltre 25.000 presenze annue. Considerato all’unisono un piccolo “salotto” elegante e raffinato, è oggi il terzo teatro in Italia nell’ordine dei 200 posti; qui sono state messe in scena, dal 1998 al 2012, oltre sessanta commedie. Figura professionale “multitasking” in ambito teatrale - è attore, regista, adatta i testi che mette in scena, produce i suoi spettacoli -, Gravina incarna la figura del capo-comico nella maniera più tradizionale, stimolando a far lavorare la sua compagnia “alla vecchia maniera” e dimostrando nel suo lavoro un costante impegno, cura dei particolari, tenacia, originalità e fantasia. Orientando in particolare ad un raffinato lavoro di regia, la sua è una infaticabile e continua ricerca di testi che rendano più ampia la conoscenza del repertorio degli autori che rappresenta. Ne è una riprova il coraggioso allestimento di commedie che non venivano rappresentate da 50 anni e oltre, rese piacevolmente attuali.
Come attore è rinomato per la sua espressività variegata e multiforme, cara al pubblico romano e non solo (sempre più spesso, infatti, giungono al Teatro Prati comitive di spettatori da varie regioni d’Italia) e il suo legame col pubblico è instaurato sulla base di una vitale empatia, intesa e complicità che si protende ad una costante sinergia comunicativa col proprio interlocutore. Con la farsa: “La lettera di mammà” partecipa al Premio Internazionale di Teatro Peppino De Filippo ed. 2005, presso il Teatro Comunale di Latina; e nell’agosto dello stesso anno partecipa al Festival Nazionale di Teatro di Gioia Vecchio diretto dalla scrittrice Dacia Maraini che loda Gravina per aver stravolto la minuta verosimiglianza del neorealismo napoletano per porgerci qualcosa di nuovo, “di furiosamente grottesco e felicemente popolare.” Il Teatro Prati è stato considerato per anni il “tempio del teatro napoletano a Roma” e Fabio Gravina uno dei suoi principali interpreti, come ne hanno scritto moltissimi critici. Nell'Opera Omnia pubblicata da Rai Cinema 01 su Eduardo De Filippo, ci sono stralci – all’interno dei contenuti extra - delle messe in scena di Fabio Gravina delle commedie di Eduardo Scarpetta con alcune interviste allo stesso Gravina.

Nella edizione della Mondadori De Filippo Teatro, a cura di Paola Guarenghi, Fabio Gravina viene più volte citato per alcune messe in scena del grande drammaturgo Eduardo. Dall'ottobre 2012 Fabio Gravina decide di cambiare il repertorio teatrale che lo aveva visto protagonista per oltre vent'anni, iniziando così una nuova scommessa: affrontare nuovi testi da lui stesso scritti in italiano e contemporanei e rappresentare classici del teatro italiano che sono stati portati al successo da grandi Compagnie della scena italiana. Il suo lavoro di autore emerge in tale ambito con forza travolgente, accolto dal pubblico con entusiasmo per l’intensità dei testi scritti che dimostrano un felice equilibrio tra comicità esilarante e riflessione, a volte anche amara, della vita, tra la feroce osservazione della realtà contemporanea e la narrazione delicata e rispettosa dei sentimenti umani. Gravina rivendica, nelle sue commedie, il diritto di credere nei valori più profondi della società ed il coraggio di vivere seguendoli.
I suoi personaggi, soprattutto i vili, gli arroganti, i superficiali, sono lo specchio del degrado morale dei nostri tempi e, come nella migliore tradizione della commedia all'italiana, la denuncia ed il riscatto si leggono nella storia attraverso la lente della satira e della comicità. Alcune delle commedie da lui rappresentate sono state pubblicate in DVD. Per Fabio Gravina la continua ricerca e l’infaticabile lavoro hanno un unico scopo: mettere la sua passione e la sua fantasia a servizio dello spettatore, al quale ama riservare sempre nuove sorprese.

La sua passione per la recitazione quando ha inizio?
La mia passione per la recitazione   iniziata all’età di sette, otto anni, quando ho iniziato ad osservare le vite degli altri e in un certo qual modo a riprodurle per scherzo o per gioco. Poi successivamente ho conosciuto il teatro dalla platea e mi sono innamorato di questa nobile forma d’arte e da allora il teatro ha sempre fatto parte di me.

In quale scuola si è formato?
La scuola in cui mi sono formatoè stata la scuola dell’osservazione quotidiana di tutto ciò che mi girava intorno: per riprodurre la vita sulle tavole di un palcoscenico devi conoscerla ed ecco perché è importante osservarla.

Regista, attore, commediografo, fondatore del Teatro Prati..., in quale di questi ruoli si sente maggiormente rappresentato?
Fare teatro significa sacrificare la propria vita privata e metterla al servizio del pubblico, io non ho un ruolo che preferisco o nel quale mi sento meglio rappresentato, so perfettamente che ognuno di questi ruoli è fondamentale all’altro e soprattutto è fondamentale per la realizzazione di un qualsiasi spettacolo teatrale.

Cosa hanno rappresentato per lei come attore, regista e autore di testi teatrali, i fratelli De Filippo? Si sente un po' il sostenitore delle loro opere dando vita ad una sorta di continuità naturale?
Per me “I fratelli De Filippo” hanno rappresentato la porta principale per entrare nel mondo del teatro. Attraverso loro ho capito l’Arte! E’ stata una scuola non solo recitativa ma anche e soprattutto una scuola di disciplina teatrale, alcune regole sono inderogabili per chi si vuole permettere il lusso di fare teatro e I De Filippo sono l’esempio più illustre. Io non sono “figlio d’arte”, non ho un parente, un cugino, diciamo un affino che abbia fatto teatro. Ho dovuto imparare tutto da solo. Ho avuto la fortuna di avere tanti maestri dai quali poter imparare: I De Filippo, poi Totò, I Taranto, I Maggio, Aldo Fabrizi, Sordi, Manfredi, Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman, Raimondo Vianello, Charlie Chaplin, Stan Laurel & Oliver Hardy, Bramieri, Macario, D’apporto e tanti, tanti altri! Da loro ho imparato l’arte, quella vera, e cioè il modo di calarsi in un personaggio e di viverlo nel profondo, senza mai essere sé stessi e riuscire a mettersi al servizio completo del personaggio che si interpreta.

Attraverso la sua comicità che messaggio vuole dare al pubblico?
Attraverso la comicità non voglio trasmettere nessun messaggio: vorrei solo far riflettere il pubblico sull’utilità della nostra vita, dando uno sguardo al nostro passato, passando per il presente e pensare all’eventuale futuro che ci aspetta! Ho fatto mio un pensiero del grande Moli re: “La maschera dell’avaro è comica per chi la guarda ma è tragica per chi la porta!”

Si racconta che il comico, nella realtà, è un uomo introverso, serio, difficile che possa far emergere le proprie emozioni. Come è invece il suo carattere?
Un artista non ha una vita propria, poiché la sua vita la svolge sulle tavole del palcoscenico interpretando le vite degli altri. Io sono un avido lettore di biografie di grandi artisti: dalle loro vite private ho avuto modo di capire quali siano stati i momenti che più hanno influenzato le loro carriere artistiche. Io nel privato sono un uomo abbastanza solitario e pensieroso e mi nutro costantemente di ciò che osservo e mi circonda.

Cosa rappresenta per lei il lavoro nella sua complessità?
Il lavoro teatrale ha bisogno di preparazione e organizzazione e questo, rappresenta tanto sforzo umano: il prodotto teatrale nasce da alcune pagine scritte e da quelle pagine bisogna crearne tutto quello che viene presentato al pubblico.

Quali sono stati i suoi maggiori successi?
I maggiori successi per me non sono quelli che mi hanno dato grande soddisfazione di pubblico ma bens  quelli dove ho imparato qualche cosa che mi è servita per vivere meglio: se è vero che il teatro è vita è altrettanto vero che da quella vita puoi imparare a vivere meglio!

Ci sono stati dei momenti particolarmente difficili nel suo lavoro? E quelli più facili?
Nel mio lavoro ci sono stati momenti difficili e facili nel contempo. Diciamo che il lavoro del teatro è sempre molto difficile anche perché si vive sotto il continuo giudizio del pubblico.

La recitazione è cambiata nel corso degli anni?
Ultimamente la recitazione è molto cambiata. Mi spiego meglio, è passato il messaggio che un attore deve essere naturale: non c’è niente di più sbagliato! Questa naturalezza attoriale è sbagliata: è semplicemente fuori posto! La naturalezza nell’interpretazione non esiste! Non è l’attore che deve essere naturale ma è il personaggio che deve apparire tale. Il personaggio è un parassita dell’attore, si nutre del suo corpo avidamente, si nutre del suo cervello, si serve delle sue gambe e delle sue mani per muoversi ed esprimersi: tutto questo è il frutto di uno studio psicologico che l’attore fa sul personaggio. L’attore ha il dovere di fare questo studio per riuscire a dare anima e corpo al personaggio; e questo è un procedimento molto complicato dove ci vuole molto talento per metterlo in pratica e non di certo “improvvisazione” o “disinvoltura”. Quando un attore è naturale così come viene inteso: è sé stesso e non il personaggio. Noi siamo attori, siamo interpreti, noi come noi stessi non interessiamo a nessuno, quando abbiamo la possibilità di interpretare un personaggio allora forse possiamo interessare qualcuno e quello che “facciamo” può avere la possibilità di diventare arte!

Come vede la realtà teatrale italiana ed in particolare quella romana ed il loro futuro?
La realtà teatrale rispecchia la vita, quindi, è d’obbligo una riflessione: oramai da qualche anno il nostro bellissimo Paese sta attraversando un periodo buio, crisi economica, impoverimento culturale e tanto altro - Credo, fermamente che un popolo e un Paese intero possa risollevarsi partendo proprio dalla cultura. Quindi, tutti insieme rimbocchiamoci le maniche e iniziamo ad andare a teatro, al cinema, leggiamo libri. E tutto questo facciamolo cercando di coinvolgere gli altri. Quale potrà essere il risultato di questa rivoluzione culturale? Senz’altro si avrà la possibilità di avere a che fare con persone che riescono a comprenderci meglio con l’ausilio della loro sensibilità. Riprendiamo a sognare e attraverso i sogni senz’altro riusciremo a vivere meglio!

Esistono giovani talenti pieni di virtù che con tenacia, umiltà e spontaneità desiderano imparare senza montarsi la testa al primo successo?
Sicuramente esistono quei talenti, ma una cosa è certa, alcune “scuole” distraggono quei talenti e gli fanno prendere una strada che non prevede di certo: l’umiltà, il sacrificio e la tenacia! Molto spesso si rifugiano nel “facile” e questo determina indubbiamente superficialità e incapacità. E' vivo in me il ricordo della grande lezione di teatro che Eduardo De Filippo fece nel suo famoso discorso a Taormina: “…il teatro è gelo! E' una vita di gelo!” E per gelo il grande Eduardo intendeva spirito di sacrificio, di umiltà e di tenacia!

In questo momento così difficile e complesso cosa vorrebbe dire ai giovani che desiderano intraprendere questa professione?
Il momento è favorevole! Diciamo che si riparte da zero! Quindi a chi vorrà intraprendere questa nobile arte il suggerimento è: tanto studio e abnegazione! Sarà una strada difficile, ma per chi saprà coglierne il giusto “insegnamento” l’appagamento non avrà eguali!

Quali sono i suoi progetti per il futuro post Covid?
Intanto c’è da dire che la ripartenza sarà piuttosto complicata e difficile. Con questa pandemia abbiamo perso il gusto dello stare insieme e godere insieme di uno spettacolo teatrale. Dovremmo, innanzi tutto riappropriarci della nostra vita e riappropriarci della possibilità di godere di un evento insieme e non avere timore di condividerlo. Noi apriremo il nostro glorioso sipario dal 28 dicembre p.v. con una commedia di Eduardo Scarpetta dal titolo: “’Na pecora viziosa” – Proseguiremo con una commedia che è considerato il capolavoro comico di Peppino De Filippo: “Non è vero, ma ci credo!” e termineremo la stagione di prosa con “’O Scarfalietto” farsa comica in 3 atti di Eduardo Scarpetta. La scelta di queste tre commedie comiche  è dovuta ad un comandamento preciso: dimenticare questi due anni di vita non “vissuta” rifugiandosi in una bella risata!

 

 

 

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Data

Dal 10/08/2022 al 10/08/2022

Indirizzo

Regia

Attori

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