Marilyn Stal, donna, artista e imprenditrice

A cura di Fefe Leo

Marilyn Stal alias Aurora Staltieri, artista dalla bellezza gioiosa, ci racconta in una intervista la sua nascita ed evoluzione artistica che l’ha portata dal fare la modella a divenire imprenditrice. Sempre attiva e attenta al mondo dell’arte ha fondato un locale, il Flapper Cabaret, punto di riferimento per gli amanti del burlesque nel panorama dei locali notturni della capitale.

La prima impressione che si ha nell’incontrarla è quella di una persona solare, non possiamo non restare affascinati dall’allegria che emana e da quella cordialità che ti mette da subito a proprio agio.

Quando ha avuto inizio la tua affascinazione per l’arte?
Posso dire sin da bambina. Ho iniziato a fare danza a 8 anni, sia moderna, jazz che contemporanea. Ho continuato fino all’età di 16 anni poi è accaduto che la scuola che frequentavo si è spostata di sede. Dovermi recare in un’altra città per frequentarla mi comportava un notevole disagio così ho smesso con la danza.

Ti è dispiaciuto?
Si, molto. Questa rinuncia mi ha lasciato molto confusa, c’era una parte di me inespressa che con la danza trovava una sua forma e acquietava il mio desiderio di bellezza. Una strana inquietudine animava le mie giornate di adolescente e in seguito ho capito essere un innato amore per l’arte. Pensa che in quel periodo accarezzavo l’idea di farmi suora.

Cosa ti ha indotto a rivedere questo proposito?
Come spesso accade nella vita ci sono state una serie di situazioni fortuite. A 16 anni ho iniziato a fare per caso la modella per un fotografo, poi a lavorare per alcune televisioni locali quali “Tele A Uno Corigliano”, “5 Stelle Calabria”, e per “Rai 3”, ho partecipato anche a “Miss Italia”.

Frequentare ambienti lavorativi di adulti non preoccupava i tuoi genitori?
Certo, difatti sono sempre stata accompagnata da mio padre. L’unica condizione che mi poneva era di prendere ottimi voti a scuola, avevo così la media dell’otto, del nove e anche del dieci.

Parlaci di tuo padre…
Mio padre, Stalter, era un professore di vecchio stampo, un artista, un pittore espressionista e mia madre gli faceva da modella. Come pittore ha vinto il Premio Internazionale “Controcampo Culturale” a Roma nel 1980 e il Premio Artespiga dell’81 a Milano, il premio “Gondola d’ora” a Venezia nel 1984. Premiato alla VI Mostra Internazionale d’Arte della città di Londra, è stato presente con i suoi lavori nel catalogo Bolaffi dell’88. Nominato dall’Accademia Tiberina per essersi distinto per l’incremento delle lettere, scienze e delle arti tra i sei membri in qualità di accademico associato.

Quindi hai respirato arte sin da piccola…
Sono cresciuta tra i colori a olio, essendo l’ultimo figlio venivo trattata un po’ come il maschio di casa perché i miei dopo due femminucce aspettavano un maschietto.

Tuo padre era felice della tua scelta artistica?
Sicuramente mi ha sempre sostenuto. Essendo io ritardataria il più delle volte era mio padre a invogliarmi. Certo nella mia carriera vi sono state circostanze che ho dovuto tacere. Nel mentre sono uscita dall’istituto d’arte con il massimo dei voti, mi sono diplomata come designer e il Flapper Cabaret (il locale di cui è proprietaria e che gestisce N.d.A.) l’ho disegnato io stessa.
Giunta a Roma sono andata all’università iscrivendomi a lettere. Avevo intrapreso con entusiasmo e impegno gli studi quando mi è andato male un esame. Ne conservo ancora un ricordo chiaro e indelebile, era l’esame di “Storia contemporanea”.

Un ricordo antipatico…
Si, è stato per me una sconfitta. Mi ero impegnata molto, dormivo addirittura con il libro di Crispi! (l’autore del testo d’esame N.d.A.)

Questo ti ha molto delusa?
Non sono una persona che accetta le sconfitte! In seguito a questo episodio ho lasciato l’università e iniziato a fare la modella con Bruno Oliviero.

Rispolverando un vecchio talento…
Per posare bisogna saper coordinare l’espressione del viso con i movimenti del corpo, per meglio esprimere quel che si ha dentro. Questo mi è sempre risultato naturale, forse anche per i miei studi di danza. Nelle mie espressioni cerco sempre di essere sincera e vera, per questo non amo i ritocchi. Difatti difficilmente faccio ritoccare le mie foto.

Quindi hai intrapreso la carriera di modella…
Si, in seguito ho posato anche per Max, ho continuato poi come modella per Franco Saudelli e Giovanna Casotto. Ho fatto diverse copertine tra cui per la rivista “Blue” edita da Coniglio Editore, ed è stata l’unica volta che la copertina aveva una foto anziché un disegno a fumetto, poi con Saudelli e Baldazzini ho fatto “Bizzarreries”. Sono stata cover girl della rivista “Femmine folli” e modella per la rivista “Fleming” di Bruno Oliviero. Modella del calendario TGcom24 con le foto sempre di Bruno Oliviero. Modella per il libro “365 giorni da donna” con le foto di Sham Hinchey. Ho realizzato, inoltre, una personale d’arte sui sette peccati capitali, senza mai scadere nella volgarità.

Quando hai iniziato a recitare?
È avvenuto quando ho fatto “Cover Boy” di Carmine Amoroso, e ho capito che mi piaceva fare cinema.

Quale altro lavoro per il cinema hai realizzato?
Ricordo “La modella” di Amitrano in cui ero protagonista, poi “L’Italia ci appartiene” di Avventi, “Un sogno moderno” cortometraggio di Giardina, quindi protagonista in “The Real Life” di Roda. Poi un cortometraggio con “Il Bambolo” di cui sono regista e coprotagonista, e ancora coprotagonista in “Bu Bu Settete” di Merendoni

Hai fatto anche televisione?
Ho iniziato a fare l’attrice non pensando alla televisione, ma in seguito ho partecipato a diversi programmi.

Ce ne ricordi qualcuno?
Certo, ne ricorderò solo alcuni, ad esempio la fiction su Raidue “Turbo 2”, oppure “Tutti per Bruno” su canale 5. Ho realizzato 40 puntate di “Take Me Out”, condotto da Gabriele Corsi, nel 2016. E una seconda partecipazione anche nel 2017. Per Rai2 ho partecipato a una puntata “Nemo”, e “Ah ah car” per Rai4. Ultimamente sono impegnata, sempre per Real Time, con “L’appuntamento ideale”.

Qual è l’aspetto più importante per te come attrice?
Per me è importante la personalità. Ricordo quando ho fatto il provino per “Pupe & secchioni” come le candidate si siano presentate vestite tutte uguali mentre io sono arrivata vestita come Mary Poppins sebbene sotto avessi un vestito molto sexy. Questo appiattimento e mancanza di personalità, questo puntare solo sulla bellezza mi hanno lasciata molto perplessa.

Eppure a te la bellezza non manca…
In verità sono una ragazza insicura che non si percepisce bella per quanto insegni alle mie allieve (insegna burlesque N.d.A.) a sentirsi sempre le più belle. Ho sempre puntato sulla simpatia e la personalità.

E il teatro?
Non ho mai fatto teatro seppure vi abbia ballato.

Quando hai iniziato a posare nuda?
Ricordo che il mio primo nudo fu alla Fiera di Roma durante la fiera della fotografia. Fui molto apprezzata ed ebbi decisamente un buon successo.

Come vivi la nudità?
La nudità non mi imbarazza, ritengo sia molto naturale e, inoltre, la plasticità del corpo esprime bellezza. È il modo in cui si approccia che può rendere il tutto volgare, un po’ come in una battuta il tono di voce può cambiare il significato delle parole.

Spiegaci cosa è il burlesque…
Il burlesque è fondamentalmente uno spogliarello fatto con eleganza. Non è mai volgare, è un’interpretazione artistica che gioca col corpo, la mimica e il tempo, creando l’attesa e lasciando che il desiderio seduca sé stesso. Ci sono, ovviamente, delle movenze di base da conoscere, e, a differenza dello striptease, vi sono movimenti in chiusura anziché in apertura

Cioè?
Ad esempio mettere sempre la gamba d’avanti per non lasciar vedere troppo, dosarsi nei movimenti. È importante far vibrare la propria anima essendo sé stessi e far uscire la propria personalità e femminilità

Qualcuno crede che il burlesque sia lesivo per la dignità femminile…
Come accade spesso si emettono dei giudizi senza conoscere l’argomento di cui si parla. Intanto bisogna distinguere il burlesque francese che è più erotico, sullo stile di Dita Von Teese, da quello inglese che è più da cabaret. Il burlesque è e resta comunque uno spettacolo teatrale, ove si esalta la femminilità. La donna è la protagonista e l’elemento focale che esercita il suo fascino sullo spettatore, basti solo pensare che nel burlesque anni 20 vi è un profondo rispetto per la donna che veniva considerata una diva.

So che tieni dei corsi di burlesque, qual è il tuo pubblico?
Vario, in genere donne. Molte di loro escono da una storia terribile con gli uomini, o da interventi chirurgici invasivi e così, grazie al burlesque, si riappropriano del loro corpo e acquisiscono maggior fiducia.

Quindi non sono solo persone dello spettacolo…
Difatti, spesso sono persone che nel burlesque trovano un modo per entrare in contatto con sé stesse. Ci sono tante donne che nell’apprendere l’arte del burlesque fanno uscire la propria sensualità, che diviene la propria personale interpretazione. Certo all’inizio non è immediato, sono solita lasciar sciogliere le mie allieve dinanzi a un prosecco e, con un po’ di fiducia, si scoprono come non si sapevano. Ciò che imparano aumenta la loro consapevolezza, anche, ad esempio, il sapersi sedere o parlare è un qualcosa spendibile nella vita quotidiana.

Vi sono dei limiti d’età?
Il burlesque non ha limiti di età, vi sono state allieve nonne, né di sesso, esiste anche il boylesque per i maschi. Inoltre non richiede un corpo scultoreo, anzi riesce a valorizzare la bellezza di ciascuno attraverso i gesti e una ritrovata padronanza di sé.

Parlaci del Flapper Cabaret…
Il Flapper nasce come una realtà che si occupa di fare varietà retrò, in particolare degli anni ’20 e ‘30. Per aprire ho atteso due anni per i permessi, ma il desiderio di creare un teatro che potesse riproporre un genere di spettacolo che amo è stato più forte delle avversità. Il Flapper non è solo un teatro ma un mondo intorno al quale orbitano tante giovani promesse che qui trovano uno spazio ideale per farsi conoscere. Negli anni ho scovato talenti e oggi gestisco un gruppo di artisti molto apprezzati dal pubblico.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
(Sorride, come chi non ha mai smesso di sognare N.d.A.) Il mio sogno per il futuro? Ci sto ancora pensando. Dalla vita ho ancora molto da scoprire, sono e resto un animo libero, talmente libero che a pochi mesi dal matrimonio, quando era tutto pronto, sono scappata. Per il resto ho dedicato molto tempo al lavoro, sono iperattiva, amo dipingere, e ancora tanti sogni ma, per ora, sta tutto in un cassetto in attesa. 

 

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Dal 25/02/2024 al 25/02/2024

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