Alda Merini nelle parole di Monia Manzo

A cura di Fefe Leo

“Un amore sconosciuto”, in scena al Teatro dei Documenti dal 5 al 7 aprile, è uno spettacolo scritto e interpretato da Monia Manzo, ci racconta gli aspetti di Alda Merini meno conosciuti. Per l’occasione abbiamo rivolto alcune domande all’autrice.

Come nasce l’idea di realizzare un lavoro su Alda Merini?
Mi ha molto colpita la storia personale di Alda, una vita vissuta tra la follia e l’amore. Il desiderio di rendere noti gli aspetti meno conosciuti di questa scrittrice mi ha spinto a realizzare la mia rappresentazione.

Quali aspetti della sua persona ti hanno maggiormente colpito?
Il suo bisogno d’amore e la drammatizzazione che ne segue. Alda era una persona estremamente fragile, dotata di una sensibilità enorme. In lei permane la ricerca della figura paterna e sarà motivo di amori non sempre indovinati.

E della sua poetica?
Della sua poetica la cosa che colpisce è il verso libero, si coglie una libertà strutturale, una capacità di esprimere concetti in forma molto sciolta, utilizzando una metrica non stringente. Crea delle assonanze lievi donando ai concetti un’immediatezza delicata, così com’è per lei l’amore, e lascia intravedere nei suoi versi un’umanità libera.

Cioè una poetica che va dritta al cuore?
Si, risulta essere coinvolgente e raggiunge in modo spontaneo l’animo del lettore.

Uno stile del tutto personale…
Certo, anche se qualcuno le contestava il suo modo di non esser poeta, ovvero di non porsi in modo canonico. Probabilmente questa percezione nasceva da una diversa sensibilità verso l’animo umano. Nei suoi versi si coglie un’imperfezione che meglio rappresenta la follia dell’amore. Follia e genialità sono due aspetti che trovano spazio nelle sue poesie. L’amore è follia e, per alcuni aspetti, può sembrare patologico. Come un cibo avvelenato ma buono.

Nella tua rappresentazione racconti il periodo di permanenza nella città di Taranto…
Si, è un periodo particolarmente felice per Alda. La produzione artistica cambia e conosce una vera e propria esplosione.

A cosa è dovuto questo cambiamento?
Alla relazione che aveva con Pierri, relazione nella quale lei si sentiva molto accudita e quindi più serena. Viveva un amore molto platonico, senza amplessi, considerata anche la differenza di età tra i due. In fondo quello di cui aveva avuto sempre bisogno, coltivare l’idea dell’amore e sentirsene innamorata.

Cos’era per Alda l’amore?
L’amore Alda lo percepiva come una proiezione dell’altro, il suo era un sentimento ideale. La sua ricerca la portava a trascendere gli aspetti fisici, a cogliere quell’intensità a lei negata in quanto non si sentiva del tutto amata.

Spesso le poesie di Alda trovano il favore del pubblico femminile, a cosa è dovuto?
Alla sua libertà, anche per come si presentava. Lei dava molta importanza ai contenuti ma non s’importava molto di sé stessa, o meglio del suo aspetto. Non perché non amasse le cose belle, o non avesse il piacere estetico della bellezza ma, nella sua libertà, aveva il coraggio di esporre il suo corpo senza timore, al di là di ogni considerazione estetica. Questo aspetto forse è il motivo per cui io stessa l’amo.

Il tuo rapporto con Alda?
Tra me e la Merini vi è un rapporto di sofferenza ma anche gioia.

 

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Data

Dal 14/10/2019 al 14/10/2019

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